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A rischio 42mila monumenti italiani

Il patrimonio artistico italiano è gravemente minacciato dai cambiamenti climatici.

 

L’istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il restauro (ISCR), il 3 marzo scorso in occasione della presentazione della Carta del Rischio, un sistema informativo di supporto scientifico agli Enti statali preposti alla tutela del patrimonio culturale, hanno presentato una spaventosa analisi riguardo l’impatto ambientale sui beni culturali nel nostro paese. 

 

L’analisi, frutto di un minuzioso lavoro durato 15 anni, ha evidenziato che ben 42mila monumenti sono in pericolo, perché esposti a rischio di frane e a quello di alluvioni.

Il pericolo di frane riguarda addirittura numerosi borghi di particolare interesse storico artistico, come Volterra, dove già nel 2014 è crollata una parte delle mura di cinta medievali, oppure Civita di Bagnoregio e Certaldo.

Mentre fenomeni temporaleschi di particolare violenza potrebbero causare fenomeni alluvioniali nei centri storici di città come Roma. Piazza Navona, piazza del Popolo e il Pantheon potrebbero essere gravemente danneggiati. Non andrebbe meglio a Firenze, che in caso di alluvione, assisterebbe alla rovina della Basilica di Santa Croce, della Biblioteca Nazionale, del Battistero e della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Sarebbero ferite inferte al cuore del nostro patrimonio artistico e, purtroppo, ci vorrebbero centinaia di anni per poterle sanare.

 

Non soltanto le calamità naturali rappresentano una grave minaccia per le nostre opere d’arte, anche l’inquinamento mette a rischio la salute dei nostri beni culturali esposti all’aperto, soltanto a Roma 3.600 monumenti si degradano a causa dello smog. L’azione corrosiva dell’inquinamento sui monumenti è preoccupante perché si tratta di un processo irreversibile, ogni anno perdiamo tra 5,2 e 5,9 micron solo di marmo, un microscopico pezzo di storia che scompare per sempre.

 

Da questo rapporto di collaborazione tra i due istituti, è evidente quanto sia necessario monitorare al più presto il nostro patrimonio culturale e artistico. Gli studi realizzati costituiscono sia un utile strumento di base per individuare i beni maggiormente esposti a rischio, sia un monito per la definizione delle priorità politiche di conservazione del patrimonio culturale italiano. 

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