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Park(ing) day: Costruisci il tuo parco

Immaginate una città in cui i parcheggi a pagamento sono spazi verdi, un'oasi urbana in cui sedersi per immergersi nella natura. Tutto è iniziato il 21 settembre del 2005, a San Francisco. Qui, in una bella giornata di sole, un gruppo di artisti riuniti sotto il nome di Rebar, uno studio d'arte e design, ha inventato il primo "Park(ing) Day.

Nato come un atto di "guerriglia urbana", Blaine Merkel, uno dei fondatori del progetto, afferma che la visione iniziale prevedeva solo di attirare l’attenzione sulla necessità di maggiori spazi verdi in alcuni quartieri.

“ C’eravamo resi conto che lo spazio dei parcheggi sottraeva suolo pubblico, ma che nello stesso tempo, poteva essere affittato da chiunque, con poche monete all'ora. " racconta John Bela una delle menti del gruppo. Il pagamento del parchimetro era un modo per accedere temporaneamente alla proprietà dello spazio pubblico.

Così il gruppo, dopo aver individuato un parcheggio in una zona particolarmente grigia del centro di San Francisco, lo ha trasformato in un mini parco temporaneo.
È bastato pagare il parcheggio per due ore, srotolare un rotolo di erba vera, sistemare una panchina e posare un albero in vaso. Poi si sono ritirati dall'altra parte della strada per osservare i risultati, sperando che il loro intervento urbano non fosse considerato reato. 
Pochi minuti dopo, un uomo era già seduto sulla panchina e aveva cominciato a pranzare. Un'altra persona si aggiunse poco dopo e i due iniziarono a conversare. Fu allora che Bela e i suoi collaboratori capirono che stavano facendo qualcosa: "Abbiamo creato un'opportunità di interazione sociale che prima non c'era."

Allo scadere delle due ore di parcheggio, il parco improvvisato venne "smontato" e rimesso via. Ma il sasso nello stagno era stato gettato e sebbene l'istallazione temporanea non era stata progettata per continuare, le foto e i video diventarono presto virali. Rapidamente arrivarono centinaia di richieste da persone che chiedevano come creare i propri "parchi". 
Il gruppo Rebar rispose con un piccolo manuale di istruzioni on line, utile da consultare per gli aspetti tecnici delle installazioni.  E decise di lanciare un evento, ogni terzo venerdì di settembre, che avrebbe avuto un eco maggiore sull'uso dello spazio pubblico e sulla necessità di restituire alla città degli spazi che sono di sola pertinenza delle auto

Da lì in poi l'iniziativa ha conquistato il mondo, l'idea è andata ad animare tantissime strade soffocate dalle auto, per la gioia dei cittadini che, almeno per poco, si godono spazi esclusivamente riservati alle macchine.

 Il Park(ing) day si è diffuso a macchia d'olio sul pianeta. Oggi coinvolge 35 paesi differenti in tutti i continenti.
E non ci si è limitati a mettere una panchina e una pianta in vaso nello spazio di un parcheggio: “Una delle qualità dell'installazione temporanea - hanno sempre sostenuto i suoi ideatori - è che si adatta alle necessità di quel particolare momento e di quella specifica comunità”. In questi dieci anni i partecipanti al Park (ing) Day, hanno utilizzato la strada in modi diversi, sono stati realizzati ambulatori medici gratuiti, fattorie urbane volanti, seminari politici, bancarelle di limonate, installazioni artistiche, negozi gratuiti per la riparazione delle biciclette, mini golf, piccole biblioteche, spazi per lo yoga, rivendita di prodotti biologici, foreste finte ed è stato perfino celebrato un matrimonio.  Tutto ciò nello spazio minimo di un parcheggio.

"Mi piace pensare alle installazioni di Park (in) Day come la droga di base per la trasformazione urbana", afferma John Bela.

18 settembre 2015
16 settembre 2016
15 settembre 2017
21 settembre 2018
20 settembre 2019
18 settembre 2020

In quale di queste prossime date del Park (in) Day parteciperà anche Viterbo?  Noi siamo ottimisti e abbiamo calcolato solo fino al 2020

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