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Fontana Piazzale Gramsci: una guerra persa

La fontana a Piazzale Gramsci, purtroppo, è un cestino dei rifiuti. Non c’è nulla da fare, abbiamo provato a ripulirla decine di volte, sperando di dare il buono esempio, ma basta un giorno per tornare a riempirsi di sporcizia.
Probabilmente una vasca vuota e priva d’acqua, suggerisce alla gente l’idea della pattumiera.
Eppure quella fontana triste e abbandonata, una volta era un abbeveratoio per il bestiame, si trovava fuori Prato Giardino e fu spostato nella posizione attuale nel 1873. L’amministrazione dell’epoca decise di darle una forma più decorosa, erano anni in cui esisteva ancora il decoro e il senso del bello, perciò l’artista viterbese Carlo Jelmoni nel 1896 realizzò i bassorilievi sulla parete, il vecchio abbeveratoio diventò una fontana ad uso pubblico. Una bella fontana, appoggiata al muro di cinta della Villa Bonaparte, come possiamo ammirare in una vecchia foto d'epoca. 

Oggi, invece, viviamo in anni in cui regna l’inciviltà, ci piace vivere tra la monnezza e siccome di monumenti ne abbiamo troppi e di cestini pochi, gettiamo lattine e cartacce in una fontana pubblica, così, con semplice noncuranza. E chi se ne frega dei tesori storici artistici della nostra città, dei turisti che potrebbero arrivare, del nostro essere definiti “la città delle cento fontane”.  

Sono anni che questa storia va avanti, anni che questa situazione viene denunciata sui giornali e sui social e sono anni che con la nostra associazione la ripuliamo, bastano davvero cinque minuti di lavoro. Sarebbe auspicabile che l’amministrazione si occupasse di questo compito. Rivalutare la fontana, inserirla in un percorso storico artistico, aggiungere un pannello informativo, sanzionare severamente chi la sporca. Basterebbe veramente poco.

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