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Meraviglie nascoste: Castro

La Tuscia è una terra di tesori, che purtroppo giacciono in una situazione di assoluto oblio e totale abbandono, indice di come il patrimonio storico archeologico della nostra provincia sia bellamente ignorato.
Molti nemmeno sapranno che nella zona tra Valentano, Ischia di Castro e Farnese, un tempo sorgeva una città di incomparabile bellezza, capitale del Ducato dei Farnese, distrutta per volere papale nel 1649.

 La città di Castro suscitava l’ammirazione dei viaggiatori dell’epoca, molti dei quali ci hanno lasciato dettagliate descrizioni di com’era. Sappiamo che aveva strade e piazze mattonate, una particolarità unica per le città rinascimentali italiane e già questo semplice dettaglio, di cui si vedono ancora tracce, è oro che non sappiamo estrarre.  

La storia di Castro parte da lontano, alcuni studiosi la identificano con l’antica Statonia di origine etrusca, di certo qui vicino è stata scoperta la tomba della Biga, i cui resti si possono ammirare alla Rocca Albornoz di Viterbo.
Durante il periodo romano acquisisce il nome tramandatoci: Castrum, in altre parole accampamento, fortificazione. Nel Medioevo diventa un villaggio sotto la protezione del Papa.

Nel 1527, gli abitanti preferirono la protezione dei Farnese e questo tradimento scatenò la prima reazione del papa, che per punire gli abitanti ordinò alle sue truppe di saccheggiare la città. La ricostruzione fu affidata all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che la trasformò in un sito rinascimentale d’ineguagliabile bellezza. Castro diventò il simbolo della potenza e del prestigio dei Farnese, che qui spostarono la corte.

La tragica sorte della città fu causata dalla rivalità tra due nobili famiglie, i Farnese e i Barberini. Il papa, vecchio e malato, fu abilmente manovrato dalla cognata, Olimpia Maidalchini, nemica giurata dei Farnese. Bastò un episodio banale, probabilmente architettato ad arte, come l’assassinio del nuovo vescovo di Castro per decretare la fine della città. Il papa dichiarò guerra ai Farnese e ordinò di distruggere completamente Castro, non risparmiando nemmeno il duomo e le tredici chiese cittadine.  
Era il 1649 e inevitabilmente col passare del tempo la vegetazione ricoprì di rovi e alberi quel che restava di Castro, che lentamente fu dimenticata (anche se sopravvive nei toponimi di molti paesi nei dintorni).  Finché nella metà del 1900 cominciarono i primi scavi clandestini.  Diverse parti del Duomo furono portate vie da ignoti tombaroli.


La situazione non è migliorata di molto oggi giorno, Castro è l’emblema della straordinarietà del nostro territorio ma anche la prova della nostra incapacità a valorizzare un patrimonio culturale unico al mondo.  Nonostante alcuni interventi e la sistemazione di pannelli esplicativi, Castro continua a essere una cava di materiali per gente che nemmeno immagina che, quelle pietre con cui adornano ville private, rappresentano l’unica prospettiva di sviluppo sociale ed economico per la zona.  

Recuperare Castro dovrebbe essere una sfida per le istituzioni, Enti Locali, Comuni, Provincia e Regione Lazio, ma anche per le Associazioni, le Istituzioni scientifiche, le Università e i privati. Noi, come associazione, siamo pronti a collaborare e ci auguriamo che questa sfida sia raccolta perché non è possibile aggirarsi tra le rovine di questa meraviglia e pensare sconsolati che non siamo capaci di proteggere tutta questa bellezza.

 

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Commenti

11/04/2015
16:06:17
Oro!!!! (inviato da dado)
Noi abbiamo Pompei in casa e nessuno la conosce.

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