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Meraviglie nascoste: Poggio Conte

Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio ricco di meraviglie nascoste, con siti unici al mondo, custodi di civiltà misteriose come gli etruschi, oppure di cavalieri leggendari come i templari. 

L’Eremo di Poggio Conte è, appunto, un sito appartenuto ai templari.
Non ci sono molte notizie storiche su questo luogo, sappiamo da antichi documenti che esisteva già nel 1027. La tradizione vuole che sia un eremo, il luogo di contemplazione spirituale in cui si rifugiavano i monaci delusi dall’opulenza ecclesiastica. Nel comune di Ischia di Castro, durante l’alto medioevo, c’erano vari romitori dove i monaci cercavano un contatto più diretto con Dio
Ma è davvero solo questo?
L’eremo di Poggio Conte è soltanto un posto quasi inaccessibile in cui un paio di monaci, duri e puri, pregavano il Signore? 

 Appare poco probabile un’ipotesi del genere, perché l’interno dell’eremo presenta degli elementi decorativi gotici di tale complessità che risulta particolarmente difficile suppore che siano opera di semplici eremiti. Anzi, chi ha realizzato questa piccola meraviglia scavata nel fianco di una parete di tufo, doveva essere decisamente qualificato.

 Molti studiosi ritengono che l’eremo appartenesse ai cavalieri Templari e solo dopo la soppressione dell’ordine, sia stato abitato da monaci benedettini. 

Che l’eremo sia templare lo raccontano i pochi elementi storici a nostra disposizione e il simbolismo delle decorazioni.
Nel XIII secolo i Templari erano di casa lungo il fiume Fiora, quindi a ridosso di Poggio Conte.

Inoltre il sito è abbastanza vicino alla via Clodia, un’antica strada romana che portava a Saturnia. Ed è accertato che il transito della via fosse regolato da milizie templari che riscuotevano il pedaggio.

Cosa era allora Poggio Conte? Cosa rappresentava per i cavalieri Templari? Perché avevano scelto un luogo tanto nascosto per costruire questa sorta di rifugio? Perché l’avevano decorato con richiami fallici e triangoli rovesciati? Non lo sapremmo mai con certezza, sappiamo solo che il cammino per arrivare al sito, fino a qualche anno fa, era piuttosto avventuroso.

 Bisognava seguire la riva sinistra del fiume Fiora, inerpicarsi a naso per un sentiero tra i boschi, attraversare un paio di ponticelli diroccati, camminare in equilibrio precario sulle rocce, fino a giungere in una radura “magica” dalla forma semicircolare, quasi un anfiteatro naturale, una parete tufacea a strapiombo come quinta teatrale, lo scroscio di una piccola cascata formata da due massi su cui l’acqua scivola dolcemente. Il rifugio templare s’intravede a metà della parete, raggiungibile con una scala molto ripida scavata nel terreno.

L’accesso all’eremo somiglia alla toppa di una chiave, una simbologia abbastanza evidente, ma è l’interno che lascia senza fiato, sembra di entrare in una chiesa gotica in miniatura. Anche se salta immediatamente all’occhio la bizzarra convivenza di simboli pagani e cristiani, affreschi di santi e decorazioni del XIII secolo con motivi floreali, geometrici e sessuali. Pilastri e capitelli in stile gotico convivono insieme a falli di diverso colore.

 Ci sono inoltre dodici nicchie che fino al 1964 ospitavano gli affreschi degli apostoli, è evidente che le nicchie furono realizzate successivamente alla costruzione dell’eremo, perché alcuni elementi originali della splendida volta sono stati rovinati per permetterne la realizzazione. 

Gli affreschi furono trafugati nel 1964, in seguito sei pannelli sono stati recuperati e oggi sono esposti nel Museo civico archeologico di Ischia di Castro.

Insomma l’eremo è uno dei tanti posti di eccezionale importanza storica/artistica della nostra provincia, il contesto naturalistico in cui è inserito è talmente bello da sembrare irreale.
E se una volta era abbastanza difficile trovarlo e arrivarci, nel 2015 l’amministrazione di Ischia di Castro ha messo in sicurezza il sentiero, riparando i ponti e aggiungendo camminamenti in legno sulle rocce e sulle scale, per permettere ai visitatori di godere di questa meraviglia che appartiene all’umanità intera.
Purtroppo non tutti riescono ad accostarsi alla bellezza con lo spirito giusto, non tutti riescono a comprendere il valore inestimabile dei tesori che abbiamo, alcuni lo fanno per il solo gusto della bravata. Come è successo il 17 aprile 2017, quando un gruppetto di vandali motorizzati ha pensato bene di utilizzare il sentiero per fare le gare di motocross, con totale sprezzo della sacralità del luogo e dei turisti presenti, tra cui il presidente di Viterbo Civica che ha immediatamente segnalato il grave episodio alle autorità.

Il sindaco di Ischia di Castro, Salvatore Serra, allertato dallo stesso Matteucci, è intervenuto per impedire l’accesso a qualsiasi veicolo a motore. Ricordate che la difesa di questi tesori è compito di ognuno di noi, ci vuole un attimo a distruggere ciò che ha impiegato secoli per raggiungere un tale livello di perfezione.



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